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martedì 21 febbraio 2012
"Ma quanto c'è in...23 Kg?"
Una parte della mia vita. Ancora una volta, ma per l'ultima volta fortunatamente, a riempire questo peso. Da solo. A trascinarlo giù per le scale. Da solo. Una parte di me che tra poco partirà, dentro una valigia caricata su un taxi verso l'aereporto. E che definitivamente non tornerà indietro con me. "Quanto valgono...23 Kg?"
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martedì 31 agosto 2010
Suntoucher
Mezza pinta è la nuova parola magica. Come il mio nuovo strano appuntamento a St. James Park, almeno una volta la settimana, entro le sette altrimenti trovo il cesso chiuso. E scarico il dovuto liquido.
Tuttavia rimane sempre un parco grazioso, che ha accompagnato spesso la mia pausa pranzo. Un piatto di pasta per asporto tra le gambe, parmigiano on the top, e la ruota alle spalle. Fiera che si va, ruota che si incontra, ovvio...
Cammino verso il ponte che taglia a metà la pozza, in mezzo a fotografie composte in maniera banale (ma i ricordi non lo sono mai), in mezzo ad animali che dovrebbero solo vergognarsi per il loro vile servilismo, in mezzo a zaini e borse che si muovono accanto a coppie pallide senza passione. Troppa poca passione. Tanti, troppi momenti sprecati. Tanto meglio. La passione, forse, se la tengono solo per leggere libri totalmente inutili. Meglio ucciderla. Perché la passione vela la mente e la può fare svenire. Come la novalgina, che butta giù la pressione quando si ha la febbre alta. E una vita senza Bullet Points non è una vera vita British.
E poi, attraverso la strada del fato, sfiorando l’acqua che sgorga timidamente da una fontana e giungo al cancello che ogni volta mi ricorda il passaggio di via Vescovado (primo rito dell’età “moderna” ovvero fare le corna in tasca pregando così di non essere interrogato alla mattina) e che mi allontana sempre da “qualcosa”. Tutto scorrere lentamente, anche il sangue (cose difficili).
Tant’è che aspetto la mia metro con serenità. La mia metro, verso la destinazione a cui voglio andare. Non è mai la prima a caso che capita. Non mi faccio prendere dalla frenesia. Aspetto, ai bordi della pensilina. Guardo, sono spesso circondato dalla solita massa. Aspetto la metro che io sceglierò e che mi porterà a casa.
Voglio la metro di nicchia, che mi faccia vedere le bucce d’arancia sul Tamigi.
Tuttavia rimane sempre un parco grazioso, che ha accompagnato spesso la mia pausa pranzo. Un piatto di pasta per asporto tra le gambe, parmigiano on the top, e la ruota alle spalle. Fiera che si va, ruota che si incontra, ovvio...
Cammino verso il ponte che taglia a metà la pozza, in mezzo a fotografie composte in maniera banale (ma i ricordi non lo sono mai), in mezzo ad animali che dovrebbero solo vergognarsi per il loro vile servilismo, in mezzo a zaini e borse che si muovono accanto a coppie pallide senza passione. Troppa poca passione. Tanti, troppi momenti sprecati. Tanto meglio. La passione, forse, se la tengono solo per leggere libri totalmente inutili. Meglio ucciderla. Perché la passione vela la mente e la può fare svenire. Come la novalgina, che butta giù la pressione quando si ha la febbre alta. E una vita senza Bullet Points non è una vera vita British.
E poi, attraverso la strada del fato, sfiorando l’acqua che sgorga timidamente da una fontana e giungo al cancello che ogni volta mi ricorda il passaggio di via Vescovado (primo rito dell’età “moderna” ovvero fare le corna in tasca pregando così di non essere interrogato alla mattina) e che mi allontana sempre da “qualcosa”. Tutto scorrere lentamente, anche il sangue (cose difficili).
Tant’è che aspetto la mia metro con serenità. La mia metro, verso la destinazione a cui voglio andare. Non è mai la prima a caso che capita. Non mi faccio prendere dalla frenesia. Aspetto, ai bordi della pensilina. Guardo, sono spesso circondato dalla solita massa. Aspetto la metro che io sceglierò e che mi porterà a casa.
Voglio la metro di nicchia, che mi faccia vedere le bucce d’arancia sul Tamigi.
domenica 22 agosto 2010
Este Maldito Humo.
Il sole delle sette di sera mi acceca. Entra violento dal finestrino, subito dopo Fulham, quando si esce di nuovo all’aria aperta. Amo il calore di questo sole e i colori che riempiono questo momento. Io amo. Amo la sensazione di essere dentro una vecchia foto polaroid, i cui colori sono oramai sbiaditi e tendono ad una unica tonalità, tra leggere sfumature. Pochissima nitidezza, contorni spappolati, aberrazioni cromatiche. Ma rimane sempre una bella immagine, molto carica di energia, soprattutto perché il corpo, e l’animo, ne ha veramente bisogno, dopo una giornata in ufficio. Il corpo sta zitto, non chiede ristoro, lo aspetta. “Tutututu” come quando il dottor Freeman ricarica la sua HEV suit...Aaah fully recharged.
Potesse l’uomo essere capace di riprodurre quell’immagine, diventerebbe un santino da tenere in portafoglio o dentro il cassetto. Con proprietà taumaturghe capaci ovviamente di alterare la percezione della realtà. Quando la banalità dispensa felicità.
Infatti quasi danzo, leggiadro, circondato da mille riflessi, mi muovo, mi emoziono ma in realtà è come se tutto rimanesse fermo. Addirittura le stazioni successive arrivano all’improvviso, e se non fosse per la bellezza del fiume che si manifesta davanti a me e che mi risveglia, correrei il rischio di arrivare a Wimbledon. Quella massa di acqua schifosa ha il suo fascino, ogni tanto. Un fiume vivo il Tamigi. E quindi ogni tanto pure lui ha bisogno di sedurre.
E il profilo di Puney Bridge, al tramonto, i suoi lampioni che si ergono dritti tra gli autobus a due piani, i riflessi e le ombre sull’acqua sono già piccoli frammenti, ricordi che porterò dentro. Magari non un tatuaggio, ma una cartolina che, ogni tanto, amerò guardare, incurante di rovinarla.
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giovedì 1 luglio 2010
A Single Man.
Mio padre non ha mai sopportato che ascoltassi la musica com il walkman perché diceva che mi estraniava dal mondo. E il mondo, diceva, va affrontato, non evitato.
Il primo walkman è stato un Philips vinto con i corsi di lingua francese che uscivano in edicola. Se sono stato "fluent" in francese è solo merito di mia madre, in quanto il francese era l'unica sua lingua conosciuta (e quindi si trattava di una forma di controllo indiretta che esercitava su di me). Il Philips era un aggeggio mostruosamente grande con le casse e microfono incorporato per ascoltare le lezioni e ripeterle registrando la propria voce. Ok tecnicamente i puristi non lo condirebbero un walkman....ma io lo mettevo dentro lo zaino, nella tasca alta dell'Invicta e ascoltavo musica, camminando.
Il secondo walkman è stato, credo un LG, color bordeaux andato distrutto spiccicato nello zaino contro una pesca dimenticata durante una gita scolastica. Me ne sono accorto solo quando oramai avevo il culo che sapeva da pesca. La pesca aveva fermentato e sgocciolava da un angolo dello zaino. La pesca, sotto il sole, era fermentata coinvolgendo nel processo tutti gli ingranaggi del walkman, che a sua insaputa era diventato un esempio di Bellini analcolico post moderno.
Il secondo walkman è stato, credo un LG, color bordeaux andato distrutto spiccicato nello zaino contro una pesca dimenticata durante una gita scolastica. Me ne sono accorto solo quando oramai avevo il culo che sapeva da pesca. La pesca aveva fermentato e sgocciolava da un angolo dello zaino. La pesca, sotto il sole, era fermentata coinvolgendo nel processo tutti gli ingranaggi del walkman, che a sua insaputa era diventato un esempio di Bellini analcolico post moderno.
Infine sono arrivati gli AIWA che mi hanno accompagnato negli anni fino all'avvento dei lettori mp3.
...però c'è stato un periodo durante il quale ho ascoltato mio padre. Niente musica di sottofondo alla strada, alle persone, ai rumori.
Credevo molto ai rumori e alle persone...perché sapevo che nei rumori e nelle persone potevo trovare, all'improvviso, un minuto di rivelazione...anzi, meglio, una frazione di secondo che tutto rileva. E senza l'uso di alcol o droghe. Solo momenti di rivelazioni...vivere. E che vivere! (???)
Credevo molto ai rumori e alle persone...perché sapevo che nei rumori e nelle persone potevo trovare, all'improvviso, un minuto di rivelazione...anzi, meglio, una frazione di secondo che tutto rileva. E senza l'uso di alcol o droghe. Solo momenti di rivelazioni...vivere. E che vivere! (???)
E poi...e poi cazzo si cambia senza neppure accorgersene. Si perde qualcosa di se stessi con una facilità tale che a volte la vita sembra quasi un B52. Scivola via, scende veloce giù per la gola, bruciando e senza lasciare un gusto gradevole.
"A few times in my life I've had moments of absolute clarity, when for a few brief seconds the silence drowns out the noise and I can feel rather than think, and things seem so sharp and the world seems so fresh, as thought it had all just come into existence. I can never make these moments last. I cling to them, but like everything, they fade. I have lived my life on these moments. They pull me back to the present, and I realize that everything is exactly the way it was meant to be".
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martedì 21 luglio 2009
negozio dedicato al taglio
prima di ogni mio trasferimento all'estero oltre salutare la c.v. padova, gli amici e gli spritz, immancabilmente vado dal barbiere. un taglio corto che max con maestria sa soddisfare. venti minuti di conversazioni in onore del "io maschio", toccando argomenti come la bionda dell'agenzia di viaggio, la mamma figa che alla mattina nn ha niente altro da fare che farsi vedere di fronte al negozio e il rappresentante di vibratori (sic!). niente discussioni di calcio perché per me c'è solo il padova e quindi no controcampo, sky o squadre a striscie (max è interista...).
penso a max un mese dopo l'arrivo in terra straniera, ovvero quando il capello è ingestibile anche usando tutta una confezione di gel.
in belgio mi ricordo la tragedia effettuata in un salone jean louis david di lln. spogliatoio, sala d'attesa, catalogo per un taglio standardizzato ma allo stesso tempo personalizzato, da indicare all'operatrice di turno. basetta alta: b1. basetta lunga: b5. riga a dx? un codice. riga a sx? un altro codice. e così via. purtroppo, la mia serie da battaglia navale seppur potenzialmente generatrice di un taglio favoloso (la sfumatura 3 era da invidia) si frantumò contro il limite fisico dell'operatrice. infatti anche se la sedia era del tutto abbassata io continuavo a essere altissimo rispetto all'altezza della poveretta! ciò determinò un abuso pesante di rasoio elettrico ritrovandomi quindi con un taglio con sfumature non proporzionali e "rapate" non richieste.
da allora ho imparato che all'estero non bisogna mai fidarsi di queste catene di negozi dedicati al taglio e quindi in belgio e parigi ho sempre preferito piccole "boutique" di barbieri tradizionali, in cui fosse ancora possibile sentirsi dire "barba o capelli?".
forse per colpa dell'artereosclerosi o più propriamente dal fatto che mi son fatto consigliare male, a londra ho provato per due mesi tony&guy. 35 gbp di servizio, comprensivo di iscrizione nel loro data base e uno smaronamento di almeno 40 minuti dovuti all'eccessivo zelo nel tagliare ogni singola ciocca del mio virulento capo. il fatto veramente inquietante, e che è servito da approccio per questa piccola esperienza di vita, è il fatto che lo "stylist" ascolta, ma mai consiglia. credo che l'esonero di ogni tipo di responsabilità (qui i posti di lavoro saltano abbastanza facilmente) abbia trasformato una serie di commessi in persone prive di personalità. questo aspetto si nota tutti i giorni passeggiando per strada. l'ostentazione si manifesta in un eccesso di "apparire" spesso esagerato e che rimane fine a se stesso. la (vera) comunicazione e lo scambio reciproco di informazioni sono totalmente assenti.
ad ogni modo, la mancanza di consigli ha portato in me un profondo conoscimento di come voglio il mio taglio di capelli, imparando anche nuovi termini inglesi tecnici.
35 gbp al mese sono stati una sorta di training autogeno sul mio taglio di capelli. questa lezione mi e' parsa da subito innapropriata e quindi la ricerca di alternative è stata inevitabile. scartati i cinesi dopo un taglio indecente per 18 gbp, la mia salvezza è stata un cipriota di circa 60 anni, george.
george e' un personaggio molto simpatico, buono come il pane, incontrato a mornigton crescent mentre urlava "bella figa" in strada (e in italiano) a un suo cliente turco mentre passava una vecchietta dall'altra parte della strada. fu per me un colpo di fulmine, soprattutto quando ho visto il suo negozio credo mai restaurato dagli anni 60. con george ero molto in sintonia, si parlava della città, di cipro, dell'italia e soprattutto aveva quel fare nel tagliare i capelli che bastava dirgli solo due numeri per essere soddisfatti: 2 e 3 ovvero i due affari di plastica che metteva nel rasoio e che determinavano la lunghezza del capello.
(george non ha una postazione per il lavaggio dei capelli. george preme solo una leva e il sedile si gira sul lavandino. george ha una power shower e non un rubinetto con miscelatore. da george si paga solo cash)
da quando ho cambiato casa andare da george significa viaggiare per londra per almeno un'ora. ho provato dunque alexander, sotto casa, ma il risultato è stato talmente pessimo che dopo una settimana ho dovuto disperatamente cercare un nuovo "negozio" perché troppa era la vergogna che avevo.
con elisa (e c'è un motivo) ho quindi deciso di rischiare e mi sono fatto accompagnare a soho. qui ho trovato un negozio di stylist giovani, molto gaii e alla moda. si fanno le ossa su poveri digraziati presi con le bombe come me. solo 8 gbp e un taglio che non è mai come quello che vorresti (anche qui vige la regola del non consiglio) però almeno esco contento e un po' gaio anche io.
penso a max un mese dopo l'arrivo in terra straniera, ovvero quando il capello è ingestibile anche usando tutta una confezione di gel.
in belgio mi ricordo la tragedia effettuata in un salone jean louis david di lln. spogliatoio, sala d'attesa, catalogo per un taglio standardizzato ma allo stesso tempo personalizzato, da indicare all'operatrice di turno. basetta alta: b1. basetta lunga: b5. riga a dx? un codice. riga a sx? un altro codice. e così via. purtroppo, la mia serie da battaglia navale seppur potenzialmente generatrice di un taglio favoloso (la sfumatura 3 era da invidia) si frantumò contro il limite fisico dell'operatrice. infatti anche se la sedia era del tutto abbassata io continuavo a essere altissimo rispetto all'altezza della poveretta! ciò determinò un abuso pesante di rasoio elettrico ritrovandomi quindi con un taglio con sfumature non proporzionali e "rapate" non richieste.
da allora ho imparato che all'estero non bisogna mai fidarsi di queste catene di negozi dedicati al taglio e quindi in belgio e parigi ho sempre preferito piccole "boutique" di barbieri tradizionali, in cui fosse ancora possibile sentirsi dire "barba o capelli?".
forse per colpa dell'artereosclerosi o più propriamente dal fatto che mi son fatto consigliare male, a londra ho provato per due mesi tony&guy. 35 gbp di servizio, comprensivo di iscrizione nel loro data base e uno smaronamento di almeno 40 minuti dovuti all'eccessivo zelo nel tagliare ogni singola ciocca del mio virulento capo. il fatto veramente inquietante, e che è servito da approccio per questa piccola esperienza di vita, è il fatto che lo "stylist" ascolta, ma mai consiglia. credo che l'esonero di ogni tipo di responsabilità (qui i posti di lavoro saltano abbastanza facilmente) abbia trasformato una serie di commessi in persone prive di personalità. questo aspetto si nota tutti i giorni passeggiando per strada. l'ostentazione si manifesta in un eccesso di "apparire" spesso esagerato e che rimane fine a se stesso. la (vera) comunicazione e lo scambio reciproco di informazioni sono totalmente assenti.
ad ogni modo, la mancanza di consigli ha portato in me un profondo conoscimento di come voglio il mio taglio di capelli, imparando anche nuovi termini inglesi tecnici.
35 gbp al mese sono stati una sorta di training autogeno sul mio taglio di capelli. questa lezione mi e' parsa da subito innapropriata e quindi la ricerca di alternative è stata inevitabile. scartati i cinesi dopo un taglio indecente per 18 gbp, la mia salvezza è stata un cipriota di circa 60 anni, george.
george e' un personaggio molto simpatico, buono come il pane, incontrato a mornigton crescent mentre urlava "bella figa" in strada (e in italiano) a un suo cliente turco mentre passava una vecchietta dall'altra parte della strada. fu per me un colpo di fulmine, soprattutto quando ho visto il suo negozio credo mai restaurato dagli anni 60. con george ero molto in sintonia, si parlava della città, di cipro, dell'italia e soprattutto aveva quel fare nel tagliare i capelli che bastava dirgli solo due numeri per essere soddisfatti: 2 e 3 ovvero i due affari di plastica che metteva nel rasoio e che determinavano la lunghezza del capello.
(george non ha una postazione per il lavaggio dei capelli. george preme solo una leva e il sedile si gira sul lavandino. george ha una power shower e non un rubinetto con miscelatore. da george si paga solo cash)
da quando ho cambiato casa andare da george significa viaggiare per londra per almeno un'ora. ho provato dunque alexander, sotto casa, ma il risultato è stato talmente pessimo che dopo una settimana ho dovuto disperatamente cercare un nuovo "negozio" perché troppa era la vergogna che avevo.
con elisa (e c'è un motivo) ho quindi deciso di rischiare e mi sono fatto accompagnare a soho. qui ho trovato un negozio di stylist giovani, molto gaii e alla moda. si fanno le ossa su poveri digraziati presi con le bombe come me. solo 8 gbp e un taglio che non è mai come quello che vorresti (anche qui vige la regola del non consiglio) però almeno esco contento e un po' gaio anche io.
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domenica 17 maggio 2009
ROGER LIMA
studente modello al liceo. e nn ho mai studiato bene la grammatica inglese. l'ho sempre evitata. mi piaceva la letteratura inglese, soprattutto quella americana, di metà 900. però per la scuola è inutile, bisognava sapere bene dickens. al liceo mi piaceva anche la fisica. soprattutto l'ottica. ma dove si va con una laurea in fisica, chiedese la madre preoccupata al figlio. beh, prendete nota, ho scoperto che con una laurea in fisica si possono fare milioni nella city. soldi facili per chi ci sa fare. il concetto è quello di inventarsi ''confezioni'' di prodotti che permettano alti guadagni all'istituzione finanziaria di turno. in cambio il candidato deve rinunciare a una vita ''normale'', fatta di relazioni vere e non ad esempio di ''muraglie cinesi'' (ovvero se tizio che lavora nel settore pubblico deve chiamare caio, che lavora nel privato, allora deve intervenire sempronio che ascolta e vigila che non vengano scambiate informazioni sensibili tra settori in concorrenza tra loro - che poi come idea non è male, senonché le persone possano parlarsi in bagno tra una riga di coca e l'altra). il candidato però tra bonus e stipendio potrà facilmente superare le 100.000 sterline.
londra era una città dove mai avrei pensato di vivere e lavorare. eppure ora ha segnato in maniera molto marcata la mia vita. penso di essere tra i pochi sfigati che si sposa e deve tornare a casa lasciando in italia la propria moglie. tant'è ora qui sono, e tutto sommato posso pure dire per fortuna. all'inizio in mezzo a ulema, sherpa e accenti allucinanti. posti in cui non tanto l'occhio notava le varie difficoltà che caratterizzano l'integrazione di culture diverse, quanto, piuttosto, come certe ansie al liceo per le interrogazioni di inglese non hanno avuto proprio senso! e quindi la mia insegnante di inglese chaucer se lo poteva veramente mettere nel culo! seppur oggi per strada nn abbia più particolari problemi di listening, capita di avere un certo timore quando devo chiamare i vari call-centres. bt nn mi crea più di tanti problemi. quello di o2 invece devia le chiamate in mezzo a capre e lande desolate (scozia) quindi ogni tanto la regola che mi sono imposto è quella di ripetere all'operatore quello che ho capito. se l'operatore conferma è fatta. quello che invece rimane sempre un terno al lotto è il call center di barclays, online banking. credo che le chiamate vengano dirottate in bangladesh. e capista spesso che quando sono al telefono con l'operatore mi metto a guardare elisa sconsolato. se ciò capita, vuol dire che non ho passato le domande che accertano la mia identità e che quindi l'operatore mi ha bloccato l'account. il problema non è più quindi "capire", bensì "il farsi capire". le domande che l'operatore dal bangladesh ti pone sono sempre le stesse e in teoria pure le risposte che io devo dare. in pratica però il mio cognome contiene un paio di ''erre'' e un paio di ''elle''. e per "loro" sono la stessa cosa, come se fossero un'unica lettera...
giovedì 26 marzo 2009
Intossicato
Sono passati due anni e tre mesi da quando sono arrivato a Londra e fatalità mi sono ricordato di questa pagina. Con un leggero sorriso rileggo i due post del 2007 e mi ricordo bene quei momenti di puro piacere della scoperta fine a se stessa. E penso...di quanto forse mi sono dimenticato di me e di alcune sfumature a cui davo molta importanza appena arrivato...e che ora forse non trovo. Cinque minuti seduto su un ramo di Richmond Park a fissare il nulla, la city lontana, il verde attorno e qualche macchina in lontananza. Dopo tanto tempo mi sono ritrovato a "pensare ancora a me". Ma non ne ero capace. Ed ora mi sento intossicato da questa città.
sabato 17 febbraio 2007
MUSICA DA NEGRI
Un po’ in ritardo, vi confermo del detto “eating is cheating”…due week end fa infatti ho vissuto il fine settimana da vero inglese, riempiendomi di birra il venerdì sera e passando un sabato di mal di testa lancinante.
Non è che mi sia divertito tantissimo, ma quanto meno ho condiviso una serata con tutti i coinquilini e questo ha permesso un definitivo ingresso nel “gruppo”. Obiettivamente si è un po’ esagerato, pure loro alla fine lo hanno ammesso. Le due bottiglie di champagne a fine serata hanno infatti tagliato le gambe a tutti ed è stata dura finire tutti “sani e salvi”.
Il club a cui siamo andati, a Soho, trasmetteva solo musica funky stile anni 70, e chi si trovava perfettamente a proprio agio erano dei personaggi usciti da non so quale telefilm, con le scarpe in vernice, che in un angolo del locale, si sfidavano con passi simil black dance. La cosa buffa è che loro non parlavano tra di loro, come faceva tutto il resto del locale, ma comunicavano uno alla volta con sorrisini di approvazione, pose ed evoluzioni varie. Ho pagato solo l’ingresso, il resto è stato tutto offerto, ed ho dato una piccola mancia al tipo del cesso…servizio impeccabile, possibilità di scelta tra una quarantina di profumi maschili, sapone versato direttamente sulla mano, asciugamano lindo come il culo di un bambino. Devo farmi dare le foto. La caaaasa ha una macchina fotografica per quando si esce. Una bellissima casio ultra sottile con il monitor rotto. Sembra strano ma ciò ha un valore aggiunto. Solitamente la domenica ci si ritrova tutti assieme per vedere le foto fatte a caso. Un terzo hanno come soggetto principale il soffitto, un terzo il pavimento, nell’altro terzo più o meno si becca qualcuno che qualche volta si riesce pure a riconoscere!!!
Non è che mi sia divertito tantissimo, ma quanto meno ho condiviso una serata con tutti i coinquilini e questo ha permesso un definitivo ingresso nel “gruppo”. Obiettivamente si è un po’ esagerato, pure loro alla fine lo hanno ammesso. Le due bottiglie di champagne a fine serata hanno infatti tagliato le gambe a tutti ed è stata dura finire tutti “sani e salvi”.
Il club a cui siamo andati, a Soho, trasmetteva solo musica funky stile anni 70, e chi si trovava perfettamente a proprio agio erano dei personaggi usciti da non so quale telefilm, con le scarpe in vernice, che in un angolo del locale, si sfidavano con passi simil black dance. La cosa buffa è che loro non parlavano tra di loro, come faceva tutto il resto del locale, ma comunicavano uno alla volta con sorrisini di approvazione, pose ed evoluzioni varie. Ho pagato solo l’ingresso, il resto è stato tutto offerto, ed ho dato una piccola mancia al tipo del cesso…servizio impeccabile, possibilità di scelta tra una quarantina di profumi maschili, sapone versato direttamente sulla mano, asciugamano lindo come il culo di un bambino. Devo farmi dare le foto. La caaaasa ha una macchina fotografica per quando si esce. Una bellissima casio ultra sottile con il monitor rotto. Sembra strano ma ciò ha un valore aggiunto. Solitamente la domenica ci si ritrova tutti assieme per vedere le foto fatte a caso. Un terzo hanno come soggetto principale il soffitto, un terzo il pavimento, nell’altro terzo più o meno si becca qualcuno che qualche volta si riesce pure a riconoscere!!!
sabato 10 febbraio 2007
mercoledì 10 gennaio 2007
CACCO REGOLARMENTE
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giovedì 4 gennaio 2007
PETTINATE INGLESI
Già alla partenza mi sono reso conto che ben presto a Londra sarei stato costretto ad andare a vivere sotto London Bridge…75 euro di integrazione del biglietto per eccesso peso per il bagaglio di stiva non sono pochi.
Per non parlate poi dell’abbonamento mensile che ho subito fatto una volta arrivato a Victoria Station…89 pound e qualche spicciolo per zona 1 e 2 (che per quanto mi sono mosso in questi tre giorni londinesi posso dire di aver già ammortizzato…oggi ad esempio piove, ed ho preso la metro anche per una sola fermata).
Cercherò ora però di essere un po’ più dettagliato.
Il primo giorno, la giornata era, metererologicamente parlando, proprio fantastica. In aereo ho pure visto Parigi dall’alto e le bianche costiere di Dover. Poi si sa il mondo è piccolo ed infatti in aereo ho trovato una amica di una mia amica. Poveretta…lei oramai vive a londra da 5 anni, ed io l’ho bersagliata di domande…un modo come un altro per sfogarsi e far passare la tensione da partenza.
Viaggio in pratica tutto a posto, l’unica difficoltà era il valigione da 32 kili in quanto gli inglesi hanno fatto un le metro un po’ da culo e gli ascensori in pratica non si trovano mai.
La mia prima destinazione è stata Holborn, o meglio Holbòrn, con l’accento sull’ultima vocale, rispettando la pronuncia della signora Maria, una graziosa quanto pittoresca vecchietta italiana, emigrata in Inghilterra il 27 gennaio 1956.
Maria aveva i genitori contadini ed abitava nella provincia di Benevento. Un giorno, stanca di coltivare la terra, decise di lasciare la nostra patria per fare la badante in un ospizio londinese. La paga era di tre sterline alla settimana, ma aveva vitto alloggio e taxi gratis. Poi un po’ alla volta si è sistemata, facendo molta fatica poiché lei è analfabeta ed un giorno ha pure ricevuto in usufrutto dall’ultima signora che lei ha assistito, l’appartamento dove ora vive.
Non è una reggia, tutt’altro, ma visti gli standard medi delle case londinesi, è più che accettabile e dignitosa. Per di più in questa casa nel 1600 è morto una vescovo, e questa sacralità si vede e si nota in tutte le reliquie, santini, crocifissi e statuine sparsi per le varie stanze. La cucina inoltre è addobbata con una cinquantina di biglietti di auguri che ha ricevuto da vecchi ospiti e da gigantesche stelle di natale dorate e rosse.
In questi giorni la signora sta ospitando altri due ragazzi. Uno di questi è qui da diversi mesi ed ha deciso di vivere qui (!!!) perché gli alloggi a Londra sono troppo cari. L’altro invece è in vacanza per qualche giorno e secondo me è un frocio passivo. Ad ogni modo bene così, non sono solo, non che abbia problemi a tal riguardo è solo che non si capisce assolutamente nulla di quello che dice la signora Maria. La sua parlata è un miscuglio di parole stile Massimo Troisi ed italoinglese.
Ad esempio: “treno” può essere inteso come “training” o come mezzo di trasporto (metropolitano); “frostare” significa congelare; “finanza” significa solo ed esclusivamente “polizia” (in pratica la signora Maria ha capito che la mia morosa insegna alla scuola di polizia…).
Venerdì ho avuto i primi contatti con l’agenzia immobiliare e lì sono iniziati i primi dolori. Ho camminato da una parte all’altra della zona in cui avevo prenotato la stanza via telefono per capire un po’ dove si trovasse e non ne ero per niente soddisfatto. Per di più, una volta arrivato all’agenzia, le simpatiche signorine inglesi gentilmente mi dicevano che non erano in grado di individuare con esattezza il numero della camera prenotata perché la troia dell’agente con cui avevo parlato in dicembre era in vacanza in Francia e non era raggiungibile. Dopo tre ore di dialoghi ed altre amenità, decisi di mandare quella stanza a quel paese per prenderla un’altra che costa in pratica quasi il doppio…in pratica una salassata mostruosa, ma vi assicuro che è una stanza proprio bella, luminosa con tre finestre enormi da soffitto a pavimento, con un grande letto matrimoniale e per di più con cesso e vasca personale. In pratica è come avere un piccolo mini appartamento, rimane solo da dividere la cucina con altre sei persone. Sono inoltre più vicino alla metro (Swiss Cottage), al centro sportivo, al cinema e al centro commerciale. In pratica, è in un’ottima posizione.
Domenica faccio il trasloco definitivo e lunedì si inizia a lavurà!
Piccole considerazioni sugli inglesi. Innanzi tutto non hanno un minimo senso estetico non tanto sul modo di vestirsi quanto piuttosto sul concetto di abitabilità di una casa. Eppur con il tempo un po’ del cacchio che hanno dovrebbero un po’ farci più attenzione.
Altra considerazione…qui con le rete wireless sono proprio avanti…basta mettersi per strada e se ne trovano di libere a gogo, perché magari il vicino non le ha criptate. In pratica…all’estero sono libere, e noi in Italia le paghiamo-
Ultima piccolissima considerazione: odio gli italiani che sono a Londra ormai da qualche anno e che parlano la nostra lingua usando termini inglesi…ma andate a cagare!!! Io spero di non diventare così.
Per non parlate poi dell’abbonamento mensile che ho subito fatto una volta arrivato a Victoria Station…89 pound e qualche spicciolo per zona 1 e 2 (che per quanto mi sono mosso in questi tre giorni londinesi posso dire di aver già ammortizzato…oggi ad esempio piove, ed ho preso la metro anche per una sola fermata).
Cercherò ora però di essere un po’ più dettagliato.
Il primo giorno, la giornata era, metererologicamente parlando, proprio fantastica. In aereo ho pure visto Parigi dall’alto e le bianche costiere di Dover. Poi si sa il mondo è piccolo ed infatti in aereo ho trovato una amica di una mia amica. Poveretta…lei oramai vive a londra da 5 anni, ed io l’ho bersagliata di domande…un modo come un altro per sfogarsi e far passare la tensione da partenza.
Viaggio in pratica tutto a posto, l’unica difficoltà era il valigione da 32 kili in quanto gli inglesi hanno fatto un le metro un po’ da culo e gli ascensori in pratica non si trovano mai.
La mia prima destinazione è stata Holborn, o meglio Holbòrn, con l’accento sull’ultima vocale, rispettando la pronuncia della signora Maria, una graziosa quanto pittoresca vecchietta italiana, emigrata in Inghilterra il 27 gennaio 1956.
Maria aveva i genitori contadini ed abitava nella provincia di Benevento. Un giorno, stanca di coltivare la terra, decise di lasciare la nostra patria per fare la badante in un ospizio londinese. La paga era di tre sterline alla settimana, ma aveva vitto alloggio e taxi gratis. Poi un po’ alla volta si è sistemata, facendo molta fatica poiché lei è analfabeta ed un giorno ha pure ricevuto in usufrutto dall’ultima signora che lei ha assistito, l’appartamento dove ora vive.
Non è una reggia, tutt’altro, ma visti gli standard medi delle case londinesi, è più che accettabile e dignitosa. Per di più in questa casa nel 1600 è morto una vescovo, e questa sacralità si vede e si nota in tutte le reliquie, santini, crocifissi e statuine sparsi per le varie stanze. La cucina inoltre è addobbata con una cinquantina di biglietti di auguri che ha ricevuto da vecchi ospiti e da gigantesche stelle di natale dorate e rosse.
In questi giorni la signora sta ospitando altri due ragazzi. Uno di questi è qui da diversi mesi ed ha deciso di vivere qui (!!!) perché gli alloggi a Londra sono troppo cari. L’altro invece è in vacanza per qualche giorno e secondo me è un frocio passivo. Ad ogni modo bene così, non sono solo, non che abbia problemi a tal riguardo è solo che non si capisce assolutamente nulla di quello che dice la signora Maria. La sua parlata è un miscuglio di parole stile Massimo Troisi ed italoinglese.
Ad esempio: “treno” può essere inteso come “training” o come mezzo di trasporto (metropolitano); “frostare” significa congelare; “finanza” significa solo ed esclusivamente “polizia” (in pratica la signora Maria ha capito che la mia morosa insegna alla scuola di polizia…).
Venerdì ho avuto i primi contatti con l’agenzia immobiliare e lì sono iniziati i primi dolori. Ho camminato da una parte all’altra della zona in cui avevo prenotato la stanza via telefono per capire un po’ dove si trovasse e non ne ero per niente soddisfatto. Per di più, una volta arrivato all’agenzia, le simpatiche signorine inglesi gentilmente mi dicevano che non erano in grado di individuare con esattezza il numero della camera prenotata perché la troia dell’agente con cui avevo parlato in dicembre era in vacanza in Francia e non era raggiungibile. Dopo tre ore di dialoghi ed altre amenità, decisi di mandare quella stanza a quel paese per prenderla un’altra che costa in pratica quasi il doppio…in pratica una salassata mostruosa, ma vi assicuro che è una stanza proprio bella, luminosa con tre finestre enormi da soffitto a pavimento, con un grande letto matrimoniale e per di più con cesso e vasca personale. In pratica è come avere un piccolo mini appartamento, rimane solo da dividere la cucina con altre sei persone. Sono inoltre più vicino alla metro (Swiss Cottage), al centro sportivo, al cinema e al centro commerciale. In pratica, è in un’ottima posizione.
Domenica faccio il trasloco definitivo e lunedì si inizia a lavurà!
Piccole considerazioni sugli inglesi. Innanzi tutto non hanno un minimo senso estetico non tanto sul modo di vestirsi quanto piuttosto sul concetto di abitabilità di una casa. Eppur con il tempo un po’ del cacchio che hanno dovrebbero un po’ farci più attenzione.
Altra considerazione…qui con le rete wireless sono proprio avanti…basta mettersi per strada e se ne trovano di libere a gogo, perché magari il vicino non le ha criptate. In pratica…all’estero sono libere, e noi in Italia le paghiamo-
Ultima piccolissima considerazione: odio gli italiani che sono a Londra ormai da qualche anno e che parlano la nostra lingua usando termini inglesi…ma andate a cagare!!! Io spero di non diventare così.
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