lunedì 27 febbraio 2012

RUBBISH! because I was shooting like an old guy unable to bend.

RUBBISH! because I was shooting like an old guy unable to bend.

Abstract
Landed in a sunny and hot London, there were no reasons to miss this shooting.
For the first time ever everything went smooth. Models and MUA confirmed easily by Thursday. Nice location (a very posh student house). Designer confused since the beginning. Teammates completely exited by a bridal dress made from recycled materials (I missed this part, but I saw the excitement in their eyes). We are completely insane. But, once again, we saw an Angel and probably we have been for few seconds to Paradise.

Introduction
This is the first shot of the day and as usual it is not a good one. Damn I must be a kind of an old style diesel engine. The model is Danielle, Scottish. The MUA, Namima, did a great job although I think she has to practice a bit to be a bit faster.

Materials and Methods
I used the CLS system in order to have a sync speed of @1/4000 and to use a wide aperture. A "slave" SB800, camera left behind a white umbrella and triggered by a METZ 58AF2, did its dirty work on the model.

Results
The composition and the point of view are quite boring. But I like the fact I had the “concept” of this shot on my mind as soon as I saw the location.

Discussion
I didn’t emphasize too much the background as I wanted. The key point of this shoot was the background and I’ve been silly not to bend to catch more sky.
To be honest I must say that the designer was harassing me shouting at me because she wanted to change the dress to the model. “You have just 5 minutes” “We need to change the dress!” “there is the make up to do” “5 minutes” “5 minutes” “5 minutes” “5 minutes”.
In any case life is beautiful because you never stop to learn.

Acknowledgements
Big thanks to Davide who has been very kind holding the lighting and patience not kicking the designer down.

You've got a press it on you
You just think it,
That's what you do, baby!
Hold it down, DARE.


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martedì 21 febbraio 2012

"Ma quanto c'è in...23 Kg?"

Una parte della mia vita. Ancora una volta, ma per l'ultima volta fortunatamente, a riempire questo peso. Da solo. A trascinarlo giù per le scale. Da solo. Una parte di me che tra poco partirà, dentro una valigia caricata su un taxi verso l'aereporto. E che definitivamente non tornerà indietro con me. "Quanto valgono...23 Kg?"

sabato 26 novembre 2011

nuovo layout

da LBC.

giovedì 10 marzo 2011

La Gloria

Questa mattina, in treno. In piedi, come al solito, compresso sulla porta. È impossibile ogni movimento tuttavia qualche furbo cerca di leggere Metro o un libro inventandosi posizioni allucinanti. Uno spettacolo di contorsionisti che, piuttosto di incrociare lo sguardo, si inventano un interesse spasmodico per un best seller tanto grosso quanto intellettualmente inutile. Ovviamente nessuna ammirazione per queste persone.

All’improvviso mi accorgo che il viaggio sta per finire. Waterloo si sta avvicinando e con lei, una piccola angoscia. Mi basta poco per realizzare che la porta sulla quale sono appoggiato si aprirà giusto dalla parte del binario. Questo significa che sarò io la persona che dovrà premere il pulsante di apertura delle porte e far uscire tutti! Un flusso di persone che da lì a poco si sarebbe riversato giù per le scale della metro, accumulandosi ad ogni piccolo ostacolo.

Mi sbottono ultimo bottone della camicia e allento la cravatta. Oramai mancano pochi metri e il treno si sta già fermando. Dietro di me un centinaio di persone già scalpitano, pronte a farsi mungere come mucche in fila. La tensione è molta perché anche una frazione di secondo di ritardo nella apertura farebbe partire i primi mogugni. Devo quindi compiere un semplice gesto (premere un bottone) che potrebbe cambiare la giornata (magari in meglio?) di tutti i passeggeri di questo vagone.

Sono conscio che se non agirò in maniera corretta e perfetta, se sbaglierò i tempi, mi licenzieranno da perfetto commuter.

Sudo. L’ansia sale. Il treno è ora fermo. Perdindirindina. Il segnale di apertura tarda a manifestarsi. Non importa, agisco di conseguenza. Piano B. Premo con tutto il palmo della mano il pulsante di apertura e lo tengo premuto. Ma le porte non si aprono. Non hanno ancora dato il via libera. Primi mogugni alle mie spalle. Hey guys non è colpa mia! Anzi continuo a premere forsennatamente il pulsante, quasi come se stessi giocnando a double dragon sul mio vecchio NES! Apriti apriti apriti! …

Biiiiiiiip...ecco il segnale, le porte si spalancano e ora con perfetto tempismo "tutti fuori, tutti verso i varchi e preparate le oyster! Gogogogo!"..... Uff. Ce l’ho fatta. Sono stato bravo. Però diciamolo sinceramente. È stato come tirare l’acqua del cesso. L’effetto visivo è lo stesso.

lunedì 10 gennaio 2011

bian(?)coniglio

Ogni giorno abbiamo momenti di distacco e di perfetta lucidità. A volte si è capaci di coglierli, altre volte meno. Un argomento classico.

Questa mattina stanco e già affogato nell’intestino di questa città cercavo di organizzare un pò di idee, di prendere decisioni cercando di essere un minimo razionale. Incastravo pensieri, sensazioni, progetti... In pratica, giocavo a Tetris con la mia vita.

Osservavo disinteressato il tempo mancante al prossimo treno (un minuto) quando, un leprotto brizzolato in fuga, in abito scuro e 24ore, mi sfiorava. Senza nemmeno voltarsi (un altro classico). Il leprotto era in realtà un collega che correva a scatti per raggiungere l’estremità opposta della pensilina. Balzava tra altri passeggeri lungo il binario e scattava in avanti appena trovava spazio libero davanti a sé. Faceva così varie volte, a tratti. Op op op baricentro basso per maggior grip, attrnzione a dove mettere i piedi, sguardo già proteso verso il prossimo passo.

Ogni "commuter" utilizza diversi espedienti per sopravvivere a questo marasma quotidiano e quindi massimo rispetto a chi ce li ha. In questo caso correre all’estremità opposta significava una possibilità maggiore di trovare un posto a sedere o quanto meno evitare l’effetto sardina (che non si può comprendere se non si è mai provata la sensazione di sentire il battito cardiaco del passeggero a cui si è schiacciati).

Game over.

E ancor peggio, mattinata rovinata. In testa ormai solo una domanda, un timore. Ma sarò pure io così tra qualche anno? Credo che nessun altro pensiero mi abbia angosciato durante questo inizio anno.

lunedì 13 settembre 2010

Candidamente

Ho pagato il prezzo della mia cazzata. Ho capito che essere precipitosi ha un prezzo. Condito da qualche velata minaccia.

Aiuterà a migliorarmi, spero. È che quando atterro devo scappare dall’aeroporto. Non ci riesco proprio a stare. Devo correre a casa. Mi da molto fastidio perdere tempo al controllo documenti, e tutti gli altri tempi morti come aspettare il treno, l’autobus, il taxi…non sopporto pensare che per arrivare a casa impiegherò tanto tempo quanto la durata del mio volo dall'Italia.

La prossima volta almeno cercherò di essere più razionale e usare quel cacchio di cellulare per chiamare o rispondere al mio autista e non lanciarmi sul primo taxi che vedo.

Ok. 60gbp e tutti contenti.

venerdì 10 settembre 2010

V.I.P.

Mercoledì 8 Settembre ovvero una serata di pura follia. Due secondi e boom. Sotto i riflettori. E poi pure alla berlina, in vetrina. Vogue Fashion Night out @ Liberty! Credo che mi ricorderò a lungo il mio sorriso. E dopo, alla faccia dei panini di Pret che non hanno nightlife, delirio. Scortato dalla mia P.A.,...È bastato uno sguardo al momento dell’estrazione ed è stata assunta. Alchimia di una amicizia o desiderio di una nuova borsetta?

Il giorno dopo la menta dei mojito mi ha accompagnato credo fino alle 11.30. Fino a quando il nurofen ha anestizzato il mio mal di testa; e con lui dunque le mie papille gustative - che nome stupido, "papilla".

Tuttavia nessuna caduta...lá nel mondo borghese. Grazie a Jesus, il mio concierge preferito. In questo mondo per fortuna esiste chi sa fare bene il proprio lavoro. E chi sa rendere importanti le persone con poche, giuste e calibrate parole. Risultato? Tre paia di scarpe, una montagna di vestiti, libri e borse in pelle e stanza dell'ufficio satura di confezioni Liberty. Da vergognarsi (ma non troppo). Ad ogni modo, maledetto, mi sento in dovere di comprare ora qualche cosa, anche solo una bustina di the all’ultimo piano.

E maledetto brand. A me la Diet Coke non piace, per di più contiene Aspartame, eppure quell’aggettivo qualificativo fa il suo sporco effetto.

Come disse John D Hesse. “A race horse that runs mile few seconds faster is worth twice as much. The little extra proves to be the greatest value”.

Una frase stupida (e soprattutto...chi è questo personaggio???), ma quel “Diet” offre preziosità a una bevanda banale con poche calorie. E rassicura pure la mente. Si può mangiare (uhm...gustare) più serenamente il miglior brownie fatto a mano (e veduto su larga scala) di Inghilterra.

E dunque ora mi trovo con sta bottiglietta in mano e due coglioni di Vittorio al mio fianco. A pochi minuti dall'arrivo. In picchiata.

martedì 7 settembre 2010

¡Strike!

Youtube è micidiale. Ho vissuto tutta la giornata pensando a Remí. E a quando correva in bicicletta lungo l’argine del fiume alla stessa velocità delle barche. Ma non era lui. Ho sbagliato sigla. E quindi me ne torno a una vita a bullet point.

·      Porre attenzione allo Sciopero;
·      Accendere la radio;
·      Sintonizzarsi su radio cuore - London heart;
·      Prendere la bicicletta;
·      Indossare Jeans e via;
·      Non uniformarsi e non fare il treno con altri ciclisti - tanto non hai il fisico;
·      Respirare l’aria pulita - ha piovuto tutta la notte;
·      Permettere che l’umidità entri nei polmoni;
·      Incantarsi guardando Chelsea Harbour e il sole che tra la lunga fila di barche ormeggiate risveglia i profili mozzafiato di questa Londra alle 8 e un quarto del mattino;
·      Osservare il fiume, la marea bassa e i palmipedi che vanno anche loro a lavorare;
·      Ricordarsi che sullo sfondo mancano solo i maiali - Battersea power station;
·      Sorridere all’incontro del VIP di turno con berretto NY, cappuccio, e Ray-Ban a specchio che fugge alla sua notorietà;
·      Si fermerà? Chissà;
·      Comprare carta igienica.

venerdì 3 settembre 2010

Tai calamari and Windows places @ Busaba Eatha, Soho.

Ecco mi hanno fatto passare avanti. La fortuna di essere "single".

Un tizio accanto a me, perché in realtà siamo in tanti in questa situazione (mancanza di vera comunicazione), ha fatto quello che avrei voluto fare io. Comprare un libro. E lo sta pure leggendo. Sono passato da Waterstone ma la fretta del commesso (otto meno due minuti) ha evitato imbattermi nella penosa classifica dei libri più venduti in UK. Ho cercato le riviste, ma niente. Sezione già chiusa.

Io, le finestre e i calamari, dunque. Soli.
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...somewhere.

martedì 31 agosto 2010

Suntoucher

Mezza pinta è la nuova parola magica. Come il mio nuovo strano appuntamento a St. James Park, almeno una volta la settimana, entro le sette altrimenti trovo il cesso chiuso. E scarico il dovuto liquido.

Tuttavia rimane sempre un parco grazioso, che ha accompagnato spesso la mia pausa pranzo. Un piatto di pasta per asporto tra le gambe, parmigiano on the top, e la ruota alle spalle. Fiera che si va, ruota che si incontra, ovvio...

Cammino verso il ponte che taglia a metà la pozza, in mezzo a fotografie composte in maniera banale (ma i ricordi non lo sono mai), in mezzo ad animali che dovrebbero solo vergognarsi per il loro vile servilismo, in mezzo a zaini e borse che si muovono accanto a coppie pallide senza passione. Troppa poca passione. Tanti, troppi momenti sprecati. Tanto meglio. La passione, forse, se la tengono solo per leggere libri totalmente inutili. Meglio ucciderla. Perché la passione vela la mente e la può fare svenire. Come la novalgina, che butta giù la pressione quando si ha la febbre alta. E una vita senza Bullet Points non è una vera vita British.

E poi, attraverso la strada del fato, sfiorando l’acqua che sgorga timidamente da una fontana e giungo al cancello che ogni volta mi ricorda il passaggio di via Vescovado (primo rito dell’età “moderna” ovvero fare le corna in tasca pregando così di non essere interrogato alla mattina) e che mi allontana sempre da “qualcosa”. Tutto scorrere lentamente, anche il sangue (cose difficili).

Tant’è che aspetto la mia metro con serenità. La mia metro, verso la destinazione a cui voglio andare. Non è mai la prima a caso che capita. Non mi faccio prendere dalla frenesia. Aspetto, ai bordi della pensilina. Guardo, sono spesso circondato dalla solita massa. Aspetto la metro che io sceglierò e che mi porterà a casa.

Voglio la metro di nicchia, che mi faccia vedere le bucce d’arancia sul Tamigi.

domenica 22 agosto 2010

Este Maldito Humo.

Il sole delle sette di sera mi acceca. Entra violento dal finestrino, subito dopo Fulham, quando si esce di nuovo all’aria aperta. Amo il calore di questo sole e i colori che riempiono questo momento. Io amo. Amo la sensazione di essere dentro una vecchia foto polaroid, i cui colori sono oramai sbiaditi e tendono ad una unica tonalità, tra leggere sfumature. Pochissima nitidezza, contorni spappolati, aberrazioni cromatiche. Ma rimane sempre una bella immagine, molto carica di energia, soprattutto perché il corpo, e l’animo, ne ha veramente bisogno, dopo una giornata in ufficio. Il corpo sta zitto, non chiede ristoro, lo aspetta. “Tutututu” come quando il dottor Freeman ricarica la sua HEV suit...Aaah fully recharged.


Potesse l’uomo essere capace di riprodurre quell’immagine, diventerebbe un santino da tenere in portafoglio o dentro il cassetto. Con proprietà taumaturghe capaci ovviamente di alterare la percezione della realtà. Quando la banalità dispensa felicità.

Infatti quasi danzo, leggiadro, circondato da mille riflessi, mi muovo, mi emoziono ma in realtà è come se tutto rimanesse fermo. Addirittura le stazioni successive arrivano all’improvviso, e se non fosse per la bellezza del fiume che si manifesta davanti a me e che mi risveglia, correrei il rischio di arrivare a Wimbledon. Quella massa di acqua schifosa ha il suo fascino, ogni tanto. Un fiume vivo il Tamigi. E quindi ogni tanto pure lui ha bisogno di sedurre.

E il profilo di Puney Bridge, al tramonto, i suoi lampioni che si ergono dritti tra gli autobus a due piani, i riflessi e le ombre sull’acqua sono già piccoli frammenti, ricordi che porterò dentro. Magari non un tatuaggio, ma una cartolina che, ogni tanto, amerò guardare, incurante di rovinarla.

martedì 17 agosto 2010

Vegetable Moussaka

Rientrato. Sano e salvo. Per fortuna giorni di sole, di felicità e anche, diciamo senza tanti patemi, spensieratezza e agiatezza. Oggi però primo giorno di scuola. Solita minestra riscaldata fatta di metro e acquetta putrida per strada. In alcuni punti è meglio cambiare marciapiede altrimenti gli schizzi delle pozzanghere rimangono verdastri sul completo da uomo. A volte lo indosso, anche quando non è necessario. Dipende da come mi sveglio. A volte mi sento sportivo e la mia pelle vuole sentire la sensazione che solo il jeans sa dare. Altre volte mi sento "diverso" e quindi so diventare molto elegante.

Dopo dieci giorni ho di nuovo allacciato l’orologio al polso. Un peso sinistro divenuto quasi sconosciuto. Ora ho solo paura che mi tolga l’abbronzatura. In confronto al pallore quotidiano che mi circonda mi sento molto cioccolata. Non come quella fondente che vendevano in gelateria. Buona, certamente, ma io preferivo il pistacchio. Mai mangiato di così buono. Morbido e cremoso. Come un Cohiba Esplendido.

Ringrazio, per quei giorni. E per non avere incontrato questa mattina facce piangenti in metro. Sono terribili. Soprattutto quando ci si sveglia con il piede sbagliato e non si ha voglia di scendere dal letto e affrontare la giornata. Incontrare qualcuno che piange in metro, alla mattina, verso la City, è una piccola pillola indigesta. Pensare che c’è qualcuno che sta peggio, non fa bene, è solo zucchero che addocisce un amaro risveglio. È un colpo allo stomaco che può far barcollare. Soprattutto perché ci si accorge che attorno a queste situazioni esiste una indifferenza ridicola. Ci si nasconde infatti dietro un libro, un giornale o si abbozza un finto sonno. Ovvio che io invece elemosinerei solo un abbraccio.

Stamattina è dunque andata bene. Ehm...Sarà perché leggevo un libro? O Sarà perché le porte della metro si sono fermate esattamente davanti a me? Avevo di fronte a me la fessura nera. Una posizione del cazzo per chi come cerca sempre di prendere l'autobus al volo. In una frazione di secondo, se non si vuole essere travolti da chi scende, si deve scegliere se spostarsi a destra o a sinistra. E qualunque sia la scelta, so già che non sarà mai quella giusta perché ci sarà sempre qualcuno in mezzo alla palle. La posizione migliore è stare un attimo defilati, assumere la posizione da "calcio d'angolo", smarcarsi e entrare dritti nel centro. La peggiore vicino alla corrozzeria, ai margini della porta. Ci si sporca la giacca stando lì. E lo so che ora non si capisce nulla di quello che scrivo. Ma sono già avanti, ho altro per la testa. Ovvero la scelta di cosa mangiare a pranzo.

Oddio, la scuola è iniziata veramente.

venerdì 16 luglio 2010

What Condition MY_Condition was in

Mi sono svegliato questa mattina con il sole dell'alba che entrava attraverso la finestra colorata per baciarmi il viso. Come quando, in un pomeriggio di una calda estate, la vallata tra le colline per un secondo tace per il giungere del vento fresco della pioggia, così, questa mattina, il calore dei raggi del sole si sono posati su di me. Il fascino della natura spesso si scontra con il dramma dell'esistenza e di come quello ci viene gratuitamente offerto viene goduto da un corpo fisico che, in questo caso, ha solo voglia di dormire.

Alzandomi dal letto con movenze molte simili a un pesce agonizzante sull'arenile ho iniziato quindi la ricerca della mia "spleeping mask". Una volta ritornato nel blu profondo dei miei cuscini, ho pensato per un istante, giusto il tempo di sistemare i tappi nelle orecchie, a tutte quelle persone emozionate in fase di atterraggio che mi stavano volando sopra la testa (urlo, siamo circondati!) Immaginavo che alcune di queste le avrei incontrate in metro e...full stop. Ronf.

La Piccadilly ogni mattina ingurgita una massa variegata di persone, lavoratori, studenti, turisti, viaggiatori. Etnie e culture diverse che vengo fagocitate verso una sola direzione. La City.

Se sono puntuale, solitamente arrivo a Earls Court verso le verso le 8.35/40, Quasi due ore dopo l'atterraggio a Heathrow del BA142 (che senza tappi mi avrebbe svegliato nel momento del "cabin crew, 10 minutes to landing") proventiente da Indira Gandhi International Airport. A quest'ora quando salgo sulla Piccadilly vengo avvolto da un forte profumo di spezie, erbe e aromi (e a volte anche di odori) che ricordano paesi lontani, colori e contrasti forti, cibi come il Murgh Makhani del Punjab o il Murgh Tikka Pakistano, adagiati su foglie di banano con Sandesh e The. Questa magia, in una metro paragonabile ad un treno indiano con carrozze di classe UR (unreserved), mi accompagna, nel pellegrinaggio a Ovest (penso, vivo forse in una nuova Varanasi?), in mezzo a valigie mezze rotte (chiuse per miracolo da spaghi di vecchia memoria), barbe e capelli perfettamente lucenti e personaggi dai visi stanchi.

FYI: basta essere un attimo in ritardo, anche di dieci minuti e l'atmosfera cambia totalmente. Alle 07.10 arriva infatti il BA0174 da John F. Kennedy International Airport e la metro diventa popolata da gente "trasparente", "inodore", "asettica" la cui profondità viene data solo da una "r" rumorosamente ridondante (aiuto, scappiamo!).

mercoledì 14 luglio 2010

(Scheletri) in armadio (dell'ufficio)

  • 1 paio di ciabatte per la piscina (Mares)
  • 1 cuffia e occhialetti da nuoto (Arena)
  • 1 costume da bagno (marca non pervenuta ma trasparenti sulla sfesa)
  • 1 lucchetto
  • 4 lunch box
  • 1 confezione di Taralli mignon (Ricciardi) al peperoncino (da Natale 2009)
  • 1 Camicia (Canali) piegata
  • 1 Completo di Tambara
  • 1 Cravatta (Barba, regalo di Sunny)
  • 1 paio di scarpe di cuoio nero
  • 1 confezione di crema Nivea Visage
  • 1 spazzolino OralB
  • 1 tubetto di dentifricio Mentadent Rosa
  • 3 scatole di Konrflakes (varie marche e tipologie)
  • 1 rasoio Gillet 5 lame
  • 1 tubetto di Gel da Barba Gillet
  • 1 tubetto Gel per capelli Fructis
  • 1 calzino di spugna Umbro (l’altro non pervenuto...)
  • 1 bomboniera
  • 3 sacchettini di confetti
  • 1 scorta di pastiglie al Betacarotene
  • 1 scorta Capsule di Panaceo
  • 1 articolo di giornale con foto di Sunny
  • 1 paio di calzini di filo di scozia.
 Totale: un casino.

martedì 13 luglio 2010

Non mi avrete mai.

I pranzi di lavoro non mi piacciono ma a volte sono necessari. A volte possono essere gradevoli, dipende dal cliente e da come si è capaci a "incanalare" i discorsi. Ovviamente bisogna essere molto “open minded”, avere una conoscenza del mondo molto ampia, avere l’umore giusto (evitare quindi di ascoltare "O’Capitone"!) e essere intelligentemente ironici. Mica facile dunque!

Piccolo e breve elenco di ristoranti "business" visitati a Mayfair:
  • Hibiscus: fenomenale ristorante dove il cibo viene quasi violentato. Cucina quindi molto moderna che può anche non piacere.
  • Alloro: deludente ristorante italiano, ma d’altronde quando dietro ci sta un gruppo finanziario non ci si può aspettare granché. (Nota: ci scommetto un testicolo che anche dietro agli altri ristoranti ci sono dietro delle holding finanziarie, ma almeno non lo pubblicizzano sul tavolo! In più:
  1. la cameriera non può urlare al telefono "sei una testa di minchia, stronzo sei tu che mi devi i soldi" (allucinante...);
  2. certe inglesi che si toccano i piedi e si sistemano la suoletta interna delle scarpe a tavola devono essere "semplicemente fucilate" (citazione).
  • Francos: uhm...dire che odio i suoi fottutissimi fumatori di sigari può bastare? Non credo, un giorno racconterò...
  • Rowley’s: storico ristorante inglese, ottimo pesce ma da quando ha messo i vouchers 50% di sconto tra le 17.30 e 19.00, mi è caduto un po' in disgrazia.
  • Dolada (ex Mosaico): a volte abbondano di olio ma cucina molto gradevole.
  • Nobu: semplicemente...overrated, moooooooooolto meglio, anche se totalmente diverso, Dover Street Market.
  • Gaucho: una catena che si sa far rispettare, anche nel prezzo.
In ogni caso, forse solo da Hibicus si esce veramente soddisfatti, perché oltre al cibo, c'è l'esperienza. Da andarci quindi una volta sola nella vita, non di più. Il resto è un po' "acquetta". Del resto, piove spesso.

venerdì 9 luglio 2010

Bavette (solitarie) alle vongole


Ingredienti per una persona:
  • (un po' meno di) un etto di bavette Giuseppe Cocco;
  • 80gr di vongole già cotte (questo passa il convento…);
  • 2 spicchi di aglio;
  • Olio extra vergine di oliva;
  • Prezzemolo, possibilmente fresco.



Dando per scontato che sappiate cucinare un piatto di bavette al dente, mentre l’acqua bolle, rischiacquate bene le vongole e fatele saltare a fuoco medio su un tegamino con olio e due spicchi di aglio. Fate attenzione che l’aglio non si bruci. Quando l’aglio inizia a rosolarsi, aggiungete un cucchiaio di vino bianco, spegnete il fuoco e aggiungete il prezzemolo.

Scolate le bavette e fatele saltare per qualche minuto con le vongole che avete nel frattempo preparato. Servite il tutto su un piatto, possibilmente quadrato. Accompagnate il vostro piatto con un Sauvignon Blanc Vallée de la Loire e servitelo al tavolo con in sottofondo “parlami di amore Mariù” cantata da Tino Rossi, ma banzando come Vittorio de Sica e Lia Franca in “Gli Uomini che mascalzoni...”.

lunedì 5 luglio 2010

PRICELESS!!!

Shaving (in the office) and run out of the building due to a fire alarm? PRICELESS!!!


Waiting for your wife for 50 min. in an empty airport because she is still having a dinner with friends? PRICELESS!!!


Studying commercial law during your daily commuting and find some BOOBS? PRICELESS!!!

giovedì 1 luglio 2010

A Single Man.

Mio padre non ha mai sopportato che ascoltassi la musica com il walkman perché diceva che mi estraniava dal mondo. E il mondo, diceva, va affrontato, non evitato. 
Il primo walkman è stato un Philips vinto con i corsi di lingua francese che uscivano in edicola. Se sono stato "fluent" in francese è solo merito di mia madre,  in quanto il francese era l'unica sua lingua conosciuta (e quindi si trattava di una forma di controllo indiretta che esercitava su di me). Il Philips era un aggeggio mostruosamente grande con le casse e microfono incorporato per ascoltare le lezioni e ripeterle registrando la propria voce. Ok tecnicamente i puristi non lo condirebbero un walkman....ma io lo mettevo dentro lo zaino, nella tasca alta dell'Invicta e ascoltavo musica, camminando.
Il secondo walkman è stato, credo un LG, color bordeaux andato distrutto spiccicato nello zaino contro una pesca dimenticata durante una gita scolastica. Me ne sono accorto solo quando oramai avevo il culo che sapeva da pesca. La pesca aveva fermentato e sgocciolava da un angolo dello zaino.  La pesca, sotto il sole, era fermentata coinvolgendo nel processo tutti gli ingranaggi del walkman, che a sua insaputa era diventato un esempio di Bellini analcolico post moderno.
Infine sono arrivati gli AIWA che mi hanno accompagnato negli anni fino all'avvento dei  lettori mp3.

...però c'è stato un periodo durante il quale ho ascoltato mio padre. Niente musica di sottofondo alla strada, alle persone, ai rumori.
Credevo molto ai rumori e alle persone...perché sapevo che nei rumori e nelle persone potevo trovare, all'improvviso, un minuto di rivelazione...anzi, meglio, una  frazione di secondo che tutto rileva. E senza l'uso di alcol o droghe. Solo momenti di rivelazioni...vivere. E che vivere! (???)
E poi...e poi cazzo si cambia senza neppure accorgersene. Si perde qualcosa di se stessi con una facilità tale che a volte la vita sembra quasi un B52. Scivola via, scende veloce giù per la gola, bruciando e senza lasciare un gusto gradevole.
"A few times in my life I've had moments of absolute clarity, when for a few brief seconds the silence drowns out the noise and I can feel rather than think, and things seem so sharp and the world seems so fresh, as thought it had all just come into existence.  I can never make these moments last. I cling to them, but like everything, they fade. I have lived my life on these moments. They pull me back to the present, and I realize that everything is exactly the way it was meant to be".

giovedì 24 giugno 2010

Insonnia Estiva

summer insomnia
summer insomnia,
originally uploaded by al_rave.
uhm...quelle notti di estate...dimenticate...calde...in cui tutto sembra fermo....quando sento solo il corpo sudare...una città dorme mentre sto statico a fissare quelle poche cose che si muovono...magari le stelle...la luna...l'inceso che sale...quelle notti in cui a muoversi sono solo gli insetti vicino a te, o una coccinella che ho trovato per caso in bagno...piccole bestiole che è disturbata solo dalla poca luce e che intravedo con la coda dell'occhio...l'acqua nel bicchiere è fresca e la musica scorre con il tempo che passa...tic...tac...domani si lavora, ma non importa. è una insonnia estiva, come quelle di una volta, come quelle padovane, umide e attanagliate dal caldo... e tu chissà dove sei.

lunedì 21 giugno 2010

Smart Sh!T

Questa mattina (lunedì mattina) diciamo ore 7 e qualche cosa (beh per me è mattina presto!!!!), guidavo una Smart grigio topo (ehehehehe) direzione Vauxhall Bridge. Avevo appena lasciato Victoria Station e qualche sentimento si trascinava ancora dentro di me. Tuttavia non c’era molto spazio per facili commozioni in quanto Ring Road è una trappola mortale per lo sfortunato automobilista che si vede paventato ovunque il pericolo “congestion charge” (carta imprevisto numero uno: se passate per la congestion area pagate 8 gbp). Quindi guidavo, in automatico e a radio spenta (niente Capital Breakfast Show con Johnny e Lisa), concentrato e senza “navi” (mappe troppo vecchie che non avevano ancora appreso i nuovi divieti), a 30 miglia orari regolari, tenendo sempre la coda dell’occhio sui pazzi van bianchi di idrauilici e piastrellisti nonché sui tassisti pronti a rivendicare sempre il proprio territorio, la propria strada del cazzo (road rage delights). Però...però...però l’attenzione non basta mai!
All’improvviso il van blu di Pimlico Plumber davanti a me ha cambiato corsia in maniera repentina (avrei potuto suonare il clackson, sarebbe stato un mio diritto che avrei esercitato con il compiacimento di chi mi seguiva) per evitare quello che si ergeva oramai solo davanti a me (carta imprevisto numero 2): una  maestosa e ripugnante montagna di sterco (comunemente chiamata "merda") di cavallo che Dio solo sa da dove era venuta fuori (beh non è difficile immaginare eh!). Distanza di sicurezza tra me e la...ehm... merda (oui, je parle français) non ce n’era, non avevo voglia nemmeno di finire fotografato da una delle innumerevoli “traffic enforcement camera” e quindi...splash!!!

In fin dei conti fin da piccolo mi sono sempre sognato così, “una pianura sterminata e deserta, centocinquanta figli di puttana scatenati a cavallo da una parte e dall'altra parte io, solo”. Peccato che il Mucchio Selvaggio era già andato via...e non erano in 150...ma 26...26 cavalli che devono aver preso freddo alla mattina, che da bravi cavalli della fanteria di sua Maestà e con vero spirito da camerata, avevano deciso di farla tutti assieme. Mi immagino già l’ordine loro impartito...

Ps: ieri sera le CCTV di Salisbury sono andate in delirio quando hanno visto una Smart grigio topo (ehehehehe) sfrecciare contromano per le vie del centro. Carta imprevisto numero 3: Andate in prigione direttamente e senza passare dal via?